FASCICOLO 2 | 2013

7 OTTOBRE 2013

Cultura della revisione costituzionale, Regolamenti parlamentari e surrettizia difesa della legge elettorale

di Daniele Piccione

Consigliere parlamentare del Senato della Repubblica, Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate nell’Università la Sapienza di Roma

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Abstract


L'articolo esamina i profili critici sottesi al disegno di legge costituzionale con il quale le Camere tornano a delineare un procedimento di revisione costituzionale alternativo rispetto all'iter previsto dall'articolo 138 della Carta fondamentale italiana. La scelta di tornare ad un metodo innominato e derogatorio rispetto all'unica procedura costituzionalmente prevista per le modifiche della Carta fondamentale, affonda le radici in una temperie politica in cui la natura garantista del procedimento scandito dall'articolo 138 della Costituzione viene percepito dalla forze politiche come un ostacolo all'attuazione di nuove ideologie costituzionali. Queste ultime paiono oggi orientate a perseguire un rapido ed efficiente decisionismo parlamentare e a rinnovare il mito del completamento della transizione verso il governo semipresidenziale o, alternativamente, in direzione di sistemi neo-parlamentari e premierali. L'articolo si sofferma anche sullo sfondo culturale della nuova crisi di effettività dell'articolo 138 della Costituzione, evidenziando come essa rischi di inverare un ulteriore indebolimento del consenso intorno alla Carta del 1948 e della cultura costituzionale, in generale. Infine, l'articolo lambisce i fenomeni di psicologia collettiva e di sviluppo del consenso politico che hanno favorito l'abbandono, da parte delle Camere, dell'alveo naturale per svolgere la funzione di manutenzione costituzionale, obliterando al contempo l'emergenza democratica dell'ormai indifferibile modifica della legislazione elettorale. I principali snodi di procedura parlamentare che traspaiono dal disegno di legge costituzionale riflettono l'intento di esplorare nuove sedi per perseguire l'accordo politico sulla revisione della Costituzione e rivelano quanto siano ancora diffuse talune incertezze logiche e concettuali su contenuti e metodi dell'innovazione costituzionale in Italia.


The author analyzes the contents of a Costitutional draft dealt with by the Parliament, defining an unknown, new procedure to modify the Italian Constitution, departing from article 138 of the Constitution itself.
This paper is designed to answer two questions about the relationship between constitutional revision procedures and latest political developments in Italy: first, is there a specific legal reason to break the legal procedures imposed by article 138 of the Italian Constitution? Second, what determined the main parliamentary forces to abandon ordinary procedures to approve constitutional changes?
With regard to the first question, the study found some hints of new constitutional ideologies spreading around the entire political front, in order to expressively introduce Government among the institutional actors involved in constitutional changes procedures. Fundamentally, there is a clear evidence of a new and relevant tendency to overlap political direction of the Italian constitutional system with supposedly necessary constitutional changes. Somehow, a new concept and meaning of constitutional change is somehow taking the floor: beyond the Government and the Parliament, new actors are involved, such as a special parliamentary Committe ("Comitato per le riforme costituzionali") composed of both Deputees and Senators, as well as a group of so called "wise advisors" chosen by the Government itself. They have been appointed to draft constitutional amendments and to provide the guidelines for a wide constitutional reform which will be examined by the special parliamentary Committe metioned above. The new revision procedure recalls most of all the Constitutional turning point which gave birth to the French Vth Republic, in 1958.
With regard to the second question, the present paper discusses the political matrix within which the new procedure to change Italian Constitution is now developing. A new hypothetical contractualism between the two main parties is raising and it seems to recall also the past experiences of the Committees on constitutional reforms whose works failed to reach the goal in the eighties and the nineties. As main relevant achievement, the paper demonstrates that, behind the curtains of such an extraordinary procedure to modify the Constitution, an attempt to exercise a form of constituent power is hidden.

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Fascicolo 2|2013

Il tempo della crisi: Presidente della Repubblica e revisione costituzionale

 


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