FASCICOLO 2 | 2015

3 LUGLIO 2015Carcere e Costituzione

La riforma della riforma penitenziaria: un nuovo approccio ai problemi di sempre

di Glauco Giostra

Professore ordinario di Procedura penale - Università di Roma “La Sapienza”

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Abstract

A quarant’anni dalla riforma penitenziaria è in discussione in Parlamento un disegno di legge delega per la sua modifica, con l’intento di dare “effettività” alla finalità rieducativa della pena. La storia della legislazione “penitenziaria”, tuttavia, dimostra come ad ogni apertura verso una visione non carcero-centrica dell’esecuzione penale segua di norma una sorta di “risacca legislativa” che ripercorre a ritroso gran parte del cammino percorso, introducendo preclusioni e limiti, che non consentono di predisporre un programma individualizzato di graduale reinserimento sociale. Proprio una simile consapevolezza deve avere presumibilmente indotto il Ministro della giustizia a concepire gli Stati generali dell’esecuzione penale. L’intento è quello di promuovere una consultazione pubblica sui profili nevralgici dell’esecuzione della pena. Una tale mobilitazione culturale e sociale , se ben gestita, dovrebbe anch’essa contribuire alla piena realizzazione della riforma. Non solo perché potrebbero scaturirne interessanti suggerimenti per l’elaborazione della normativa di attuazione della delega, ma soprattutto perché, per restituire effettività alla funzione rieducativa della pena, c’è bisogno di una società avvertita del contributo che può dare e ricevere nella difficile opera di recupero del condannato. Gli Stati generali potranno costituire, quindi, una sorta di “placenta culturale” per la riforma, sensibilizzando l’opinione pubblica, preparandone l’habitat sociale. Precondizione indispensabile, questa, poiché nessuna importante novità legislativa farà mai presa sulla realtà, se prima le ragioni che la ispirano non avranno messo radici nella coscienza civile del Paese.

Forty years after the prison reform, the Parliament is discussing an enabling act bill for its amendment, aimed at making “effective” the re-educative purpose of the penalty. The history of penitentiary legislation, however, teaches that every opening towards a conception different from a prison-centric one is usually followed, like an undertow, by new acts that move backwards, introducing exceptions and limits, which prevent from introducing an individualized program of gradual reintegration into society of the convicted. This awareness presumably prompted the Minister of Justice to convene the States-General for criminal sentences execution, with the aim of launching a public consultation on the main aspects of the execution of criminal sentences. Such a cultural and social mobilization, if well managed, should also contribute to the full implementation of the reform, not only because it might make interesting suggestions for the drafting of the forthcoming legislative decrees, but mainly because, to make effective the rehabilitative goal of punishment, the society needs to be mindful of the contribution that can be given and received in the difficult work of reintegration of the detainees. For these reasons, States-General should become a sort of “cultural placenta” for the reform, by raising public awareness and preparing an appropriate social habitat. This is a necessary precondition, since no important new legislation will ever be effective, if the reasons inspiring it do not take root in the social consciousness.

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Fascicolo 2|2015

I diritti dei detenuti

 


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