Scarica PDF
«La retta comprensione di un fatto,
e il fraintendimento di questo stesso fatto,
non si escludono a vicenda per intero»
«Essi parlano, in ogni modo, di cose che non capiscono.
La loro sicurezza è possibile solo grazie alla loro stupidità»
F. Kafka, Il processo
L’ultima è stata in occasione della cerimonia per il settantesimo anniversario della prima udienza della Corte costituzionale, dove Giuliano Amato ha ipotizzato – in modo del tutto arbitrario – che Gaetano Azzariti senior, relatore della sentenza, si sia “limitato ad assecondare” De Nicola, allora presidente della Consulta. Affermazione non solo
gratuita e ingiustificata, ma frutto di un confessato pregiudizio (alla domanda se quelle idee erano anche le sue, «[r]ispondo che non lo so») e formulata in base ad una storia presunta e mal digerita. Dichiarazioni assunte sulla scia di una campagna di revisionismo storico, che trascura di esaminare i fatti per come realmente avvenuti, il contesto e il ruolo dei protagonisti coinvolti, nonché i risultati effettivamente ottenuti. Analisi basate spesso su “chiacchiere e pregiudizi”. Può non essere inutile, allora, formulare alcune osservazioni di dissenso, per restituire la complessità della storia e non solo per fatto personale.
Anzitutto, le recenti polemiche politico-giornalistiche, sorrette da una letteratura di storici improvvisati, non mi sembra rendano la complessità della figura di Gaetano Azzariti senior e appaiono ideologicamente orientate. Non viene affrontata la questione storica di fondo, assai complessa, relativa al ruolo dei giuristi liberali durante il regime fascista (salvatori dello stato di diritto o complici del regime?), per concentrarsi nella ricerca di un capro espiatorio.