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Sommario: 1. Dal Dio trino al dio quattrino: il vitello d’oro, oggi; 2. Dulce et decorum est pro patria mori. Ma per quale patria?; 3. Il Sollen del nuovo tribalismo economico: la famiglia; 4. Triade mantrica vs triade costituzionale. Per un’autentica palingenesi
1. Dal Dio trino al dio quattrino: il vitello d’oro, oggi
Nell’esaminare il primo degli elementi di una triade mantrica da sempre congeniale tanto a sedare i malesseri esistenziali dll’animo umano quanto a irregimentarli pare indispensabile muovere da una constatazione di guicciardiniana memoria: «le cose de’ tempi passati […] fanno lume alle future»1. E se si guarda ai tempi passati, oltre che a quelli attuali, risulta tutt’altro che agevole individuare fasi storiche in cui i due concetti di libertà e di Dio abbiano vissuto un rapporto di tipo simbiotico o di mera compatibilità. Almeno in Europa, dall’avvento del cristianesimo nell’impero romano al lento avvio del processo di secolarizzazione, per certi versi “accelerato” dalla presa della Bastiglia del 14 luglio del 1789, la parola di Dio è valsa anzitutto a governare, prima ancora che disciplinare. Un percorso che può sintetizzarsi agevolmente osservando chi tiene tra le mani la corona in una qualsiasi rappresentazione dell’incoronazione di Carlo Magno, della notte di Natale dell’800, e chi nell’Incoronazione di Napoleone di David; un particolare che può sembrare marginale, ma che in realtà restituisce una diapositiva di un percorso storico di lotte, conflitti, guerre e rivendicazioni o negazioni di un’identità tra potere spirituale e potere temporale che solo il destino («cinico e baro» per usare le parole del Presidente Saragat) confuterà a distanza di quasi mille anni esatti dalla sua prima formalizzazione.