«Fondata sul matrimonio». La famiglia secondo lo schema tradizionale alla prova della realtà sociale in mutamento. Riflessioni di Diritto costituzionale

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«Per questo la famiglia appare sempre, se si consenta il simbolo, come un’isola che il mare del diritto può lambire, ma lambire soltanto; la sua intima essenza rimane metagiuridica». A.C. Jemolo, La famiglia e il diritto, in Annali del seminario giuridico dell’Università di Catania, III-1949, Napoli, 22

Sommario: 1. Premessa (e qualche notazione preliminare); 2. Prime riflessioni sul dibattito costituente; 3. La famiglia libera(le) e la famiglia oppressa: dallo Statuto Albertino al fascismo; 3.1. Ancora sul modello fascista; 3.2. Il referendum sul divorzio (1974); 4. Il pluralismo familiare: dalla società solida all’amore liquido; 4.1. Il ruolo potenzialmente espansivo della Corte costituzionale; 5. Notazioni conclusive.

1. Premessa (e qualche notazione preliminare)

La riflessione classica e non-giuridicistica riportata in incipit, riferibile a uno dei massimi esponenti del costituzionalismo attento alle questioni di diritto canonico ed ecclesiastico, Arturo Carlo Jemolo, pone la nostra riflessione dinanzi ad una scelta, se considerare l’ambito familiare come soggetto al diritto ovvero come un’entità che si staglia al di là delle regole e delle norme di legge. La riflessione di Jemolo non può che trarre le proprie fondamenta dalla nozione liberale di famiglia: basata sull’autonomia privata e indefinita in sede costituzionale, in quanto lo Statuto Albertino (e così tutte le Carte liberali) non dava alcuna definizione del nido in cui ciascun individuo fa, letteralmente, i primi passi in questo mondo.