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di
Salvatore D’Acunto
Professore associato di Economia politica, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”
Valeria Nuzzo
Professoressa ordinaria di Diritto del lavoro, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”
Abstract
Ita
Una parte importante della filmografia di Ken Loach appare come una capillare rassegna delle trasformazioni subite dall’organizzazione economica a partire dalla fine degli anni 70 e delle relative ricadute sui rapporti di forza tra le soggettività sociali coinvolte nelle relazioni produttive, sui ritmi di vita dei membri della working class e sul relativo immaginario, sulle modalità della rappresentanza dei relativi interessi, sui modelli di riproduzione sociale e sulla qualità della vita nelle realtà urbane. In questo breve saggio, gli autori mettono l’attenzione su due aspetti della produzione del regista inglese che si intersecano sistematicamente nel meccanismo narrativo che innerva i suoi film: da un lato, il suo interesse per la messa in scena di quel complesso di trasformazioni istituzionali che hanno progressivamente “depoliticizzato” le relazioni tra capitale e lavoro, riconducendole sotto il dominio del modello mercantile; dall’altro, la dialettica tra il marketing entusiastico con cui le istituzioni pubbliche accompagnano i “cambi di paradigma” sperimentati dai personaggi di Loach e le devastanti conseguenze di quei mutamenti sulle loro vite in termini di benessere materiale e spazio per gli affetti. Ne emerge un’idea di cinema molto “eccentrica” nel panorama delle arti narrative, che rigetta la lettura individualista della società che percorre sotterraneamente la quasi totalità della produzione contemporanea e aspira esplicitamente a «sfidare il racconto dei potenti», svelando il disegno di redistribuzione regressiva che si cela dietro la retorica della «fine della lotta di classe».
En
A significant part of Ken Loach’s filmography appears to be a comprehensive review of the changes that have occurred in economic organisation since the late 1970s, and their impact on the balance of power between capital and labor, the organization of family life among working class individuals, their perception of the world, the ways their interests are represented, and the quality of their life in urban areas. In this short essay, the authors focus on two aspects of the English director’s work that systematically intersect in the narrative structure of his films. In the first place, there is his interest in portraying the complex institutional transformations that have progressively “depoliticised” the relationship between capital and labour, bringing it back under the dominance of the market model. Secondly, there is the contrast between the enthusiastic marketing with which public institutions accompany the “paradigm shifts” experienced by Loach’s characters and the devastating consequences these changes have on their material well-being and emotional lives. The result is an “eccentric” approach to cinema, which, while rejecting the individualistic depiction of society underlying most contemporary film production, explicitly aims to «challenge the narrative of the powerful», that is to reveal the regressive redistribution plan behind the rhetoric of the “end of class struggle”.