Percorsi di de-sacralizzazione e ri-sacralizzazione della politica fra vecchie e nuove forme di legittimazione del potere (e del dominio)

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«In origine gli uomini non ebbero altri re che gli dèi, né altro governo che quello teocratico».

J.J. Rousseau, Il contratto sociale, [1762], Milano, 2003, 221

Sommario: 1. Premessa. Le due lezioni apprese dal processo di secolarizzazione dello Stato: la de-sacralizzazione della politica e dello Stato e il principio di tolleranza e libertà religiosa; 2. Dal «costituzionalismo della Restaurazione» allo Stato liberale: la fine della sacralità della politica e il ricorso alla «teologia politica»; 3. I nazionalismi (e la patria) hanno bisogno di Dio? Dal misticismo risorgimentale a quello fascista: la riaffermazione della sacralità dello Stato e della politica; 4. L’Assemblea costituente fra concretezza dei principi e astrattezza delle dichiarazioni spirituali: la rinuncia al preambolo e al richiamo a Dio; 5. Il principio di laicità nell’esperienza repubblicana. La prima fase; 6. Il principio di laicità nell’esperienza repubblicana. La seconda fase; 7. Il fattore religioso oggi.

1. Premessa. Le due lezioni apprese dal processo di secolarizzazione dello Stato: la de-sacralizzazione della politica e dello Stato e il principio di tolleranza e libertà religiosa

È noto come la nascita dello Stato moderno abbia coinciso con l’avvio di un processo di progressiva secolarizzazione dello stesso1, che ha causato il lento, ma significativo «distacco dell’ordinamento politico dalla sua determinazione e formazione spiritual-religiosa», segnandone la definitiva «mondanizzazione»2.