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Sommario: 1. Di triade in triade; 2. Rientrare?; 3. Quale Stato?; 4. Il Progetto dell’autonomia.
1. Di triade in triade
“È difficile valicare, o addirittura sgretolare, il muro di ovvietà che impedisce di pensare a Dio, patria e famiglia. È rimasto in piedi lo slogan ternario, ma con funzione inversa: ieri serviva a sancire un ordine rispettoso di certezze e pregiudizi, oggi serve a respingerlo a priori, consegnandolo al folclore imbalsamato del passato”. Nel tentativo di restituire attualità a quella formula, Marcello Veneziani, tra i più influenti intellettuali della moderna destra, ha proposto una traduzione della triade “nel gergo del presente”: “sovranità e confine, che rappresentano il cielo e la terra, le espressioni della proiezione e della protezione di cui abbiamo bisogno per ripararci dal nulla e dal caos”1 . Questo potrebbe essere considerato come un semplice, strumentale e addirittura banale esercizio retorico, se non fosse che i concetti utilizzati, sovranità e confini, sono termini cruciali del costituzionalismo, che rimandano a questioni di enorme complessità, che proverò a sintetizzare con riferimento a due categorie riferibili ad una figura che li sussume: lo Stato. In questo senso intendo accennare a due aspetti collegati all’attualità della dimensione statuale che mi paiono centrali per intendere il senso della contrapposizione tra verità e falsità, centrale nella prospettiva del nostro incontro; a) sovranismo; b) immaginario