Premessa

Siamo arrivati a un bivio della storia. Non solo in Italia, ma nel mondo. Appare sin troppo chiaro che gli equilibri che hanno retto i rapporti internazionali sono arrivati al capolinea. Tra guerre, genocidi, rotture di alleanze storiche, conquista del potere da parte di soggetti e forze sino a ieri escluse e ritenute estranee alle logiche delle democrazie mature, il mondo è in rapida trasformazione. E non in meglio. In questo contesto il diritto rischia di perdere la sua capacità di regolare e ordinare i rapporti tra le persone. Come è stato detto, sembra che ormai il diritto debba valere “solo fino ad un certo punto”. Quel che si è omesso di rilevare è che oltre il confine delle regole giuridiche c’è il dominio della forza. Per la nostra disciplina la perdita, ovvero anche solo lo svilimento, della capacità di farsi valere del diritto è un fatto che mette in gioco la Costituzione. Possono i costituzionalisti non affrontare con la necessaria preoccupazione questo stato delle cose? È possibile riaffermare la “forza” della Costituzione contro la “violenza” dei fatti? Anziché dare risposte astratte, il primo compito degli studiosi è comprendere le trasformazioni in atto, per poi poter giudicare criticamente la realtà. Se dunque le trasformazioni politiche, culturali e sociali stanno cambiando il volto dei nostri ordinamenti giuridici, proprio questa è la ragione di fondo per la quale diventa urgente tornare a riflettere sui fondamenti che abbiamo posto alla base della nostra democrazia costituzionale. Non è la prima volta che la nostra Rivista ha intrapreso un’opera di riflessione critica sui temi di fondo del costituzionalismo. Da tempo, in realtà, ci interroghiamo sui presupposti stessi della nostra disciplina, ritenendo che siano questi oggi ad essere posti in discussione. Così, l’attuale pubblicazione, che raccoglie gli atti del seminario di discussione svolto a Cagliari il 2 ottobre 2025, si pone in stretta continuità con i precedenti incontri annuali della rivista. L’incontro odierno, semmai, si caratterizza per un allargamento dello sguardo e prova ad assumere un più complesso orizzonte d’analisi, necessario per comprendere la profondità della crisi odierna. Una crisi che è giunta a mettere in discussione le parole d’ordine stesse della nostra disciplina. Ecco perché, dopo aver trattato i temi dell’eguaglianza e della differenza di genere, dopo aver affrontato la drammatica vicenda della guerra, dopo aver riportato la proposta del premierato alla sua dimensione teorica più allarmante, ma meno considerata, rappresentata dalla scelta di un capo e dopo, infine, aver evidenziato la necessità di ritrovare un costituzionalismo critico e non arreso, ora ci siamo posti la questione dello stravolgimento del senso delle parole che sostengono le nostre costruzioni concettuali. Abbiamo voluto provocatoriamente mettere in opposizione quelli che sono i due trinomi fondativi del pensiero moderno. Sintagmi che – spesso a mo’ di slogan – sono attualmente tornati in auge, ma che tradizionalmente si ascrivono, i primi, alla tradizione più conservatrice (Dio, Patria e famiglia), mentre i secondi sono propri di una tradizione costituzionale democratica (libertà, eguaglianza e solidarietà). L’indicazione che sin dal titolo abbiamo voluto fornire è che i primi vengono assunti come “fatti”, anche se, in verità, si dimostrano ingannevoli, mentre i secondi, che sono quelle propri della Costituzione, sono ancora tutti da realizzare. Dunque, “realtà”, sebbene ancora inespresse. È possibile scambiare la “falsità” dei fatti con la “verità” della Costituzione? Questa la sfida che abbiamo voluto proporre. Ai lettori la risposta al quesito posto.

* * *

Il lavoro redazionale e di raccolta dei testi è stato svolto dalla dott.ssa Stefania Cecchini e dal dott. Andrea Piacentini Vernata, ai quali va un ringraziamento particolarmente sentito.