Il reato di blocco stradale attuato con il corpo fra diritto di manifestare e libertà di circolazione

Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Torino

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Abstract

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L’esercizio del diritto di riunione, sempre più limitato negli ultimi anni dall’istituzione delle cosiddette “zone rosse” precluse alle manifestazioni, è stato ulteriormente inciso dal decreto-legge n. 48/2025 che ha modificato l’art. 1 bis del decreto legislativo n. 66/1948, estendendo la punibilità per il delitto di blocco stradale e ferroviario anche a chi intralcia la circolazione interponendo il proprio corpo. La disposizione incriminatrice appare in contraddizione con la successiva depenalizzazione della promozione di pubbliche riunioni senza darne preavviso al questore e, massimizzando la libertà di circolazione tutelata dall’art. 16 della Costituzione rispetto ai diritti di manifestazione e di sciopero anch’essi costituzionalmente protetti, presenta profili di dubbia legittimità quando i blocchi siano realizzati nel corso di dimostrazioni. Bisognerebbe pertanto riconoscere la sussistenza della scriminante dell’esercizio di un diritto in caso di proteste o scioperi e dare della norma una lettura restrittiva fondata sulla descrizione della condotta, che deve “impedire” e non semplicemente rallentare la circolazione. Va poi rilevata l’irrazionalità della differente configurazione dell’elemento soggettivo a seconda che l’interruzione della viabilità sia causata da oggetti o da persone e l’irragionevolezza della pena detentiva prevista, sia eccessiva in sé sia in raffronto al più mite minimo edittale previsto per la fattispecie di violenza privata. 

En

The exercise of the right of assembly, increasingly curtailed in recent years by the establishment of so-called “red zones” in which demonstrations are prohibited, has been further restricted by Decree-Law No. 48/2025. That decree amended Article 1-bis of Legislative Decree No. 66/1948, extending criminal liability for the offence of road and railway obstruction to anyone who impedes traffic by placing their own body in its path. The new criminal provision appears inconsistent with the subsequent decriminalisation of organising public assemblies without giving prior notice to the Questore. Moreover, by maximising the protection of freedom of movement under Article 16 of the Constitution at the expense of the rights to demonstrate and to strike, which are likewise constitutionally guaranteed, the provision raises doubts as to its constitutional legitimacy where the obstruction occurs in the course of a demonstration. Accordingly, the justification of the exercise of a right should be held to apply in cases of protests or strikes. The provision should also be construed restrictively on the basis of its description of the prohibited conduct, which must “prevent” traffic rather than merely slow it down. Finally, two further flaws should be noted. It is irrational to frame the mental element differently depending on whether the obstruction is caused by objects or by persons. The custodial penalty is also unreasonable, both because it is excessive in itself and because it is harsher than the more lenient statutory minimum laid down for the offence of private violence.